Paola Mastrocola, nata a Torino nel 1956, ha sempre avuto una vita letteraria molto attiva; si ha l’impressione che questa scrittrice, poetessa, insegnante di Lettere non si fermi mai. Nel 2004 ha vinto il premio Campiello con il romanzo Una barca nel bosco. Tra gli altri suoi libri pubblicati da Guanda ci sono Palline di pane (2001) e La scuola raccontata al mio cane (2004). Degli anni ’70 è la prima raccolta di poesie dal titolo La fucina di quale dio, cui sono seguiti altre antologie poetiche e saggi. La felicità del galleggiante, uscito nel 2018 per Guanda, contiene molti dei temi cari alla Mastrocola: sono liriche d’amore, di meditazione e di nostalgia, un soffermarsi sul tema della vita e della sua fragilità. Importante è anche il rapporto con gli animali e la metafora che offre una chiave di lettura della realtà.
Nella «NOTA» che conclude La felicità del galleggiante, l’autrice osserva, tra le altre cose: «…..non scrivo quasi mai la data sulle poesie che scrivo. Così, quando dopo anni le sistemo in un libro, non ho più alcuna certezza né del tempo né… dell’occasione che le ha prodotte. E se anche trovo una data in margine, volutamente la ignoro: preferisco mescolare i fogli, secondo un ordine più misterioso».
«LA SCRITTURA È UNA TALPA SCURA»
La scrittura è una talpa scura,
l’animale senza gli occhi
che scava con le unghie il buio.
La scrittura è non avere paura
di ferire
gli altri,
di morire.
Stare seduti con la testa china,
la schiena che si curva
ad arco e sta.
Non fare movimenti, non vedere
città.
Avere l’aria assorta,
lo sguardo che non guarda,
la voce che non parla.
Abitare un’altra vita, storta,
senza pietà.
«TRA NOI SIMILI»
Eppure andiamo per una strada certa.
La biro in tasca, i versi ai bordi
del giornale quotidiano
in quest’aria da vacanza deserta.
Così ci salutiamo tra noi simili
passeggiando per i borghi vecchi
liguri;
e intorno un vortice di rami secchi
e foglie, ciottoli, granaglie
che rotolano a valle
laggiù dove dal muro
si vede tramontare.
«L’ANIMA FARFALLA»
C’è gente fortunata invece
a cui diventano leggeri i libri,
si sfaldano nell’aria insieme agli anni
chini,
lasciano l’anima farfalla,
sgroppata del suo bruco
come se nessuna
parola fosse stata.
«CARONTE BUONO»
Caronte buono, tienimi la mano.
Dicono di te cose molto scure.
Io che invece so mi affido.
Per me viaggiare
per mare
è il piacere che s’avvera,
come trovare
una conchiglia rara
intera.
Ti penso come i pescatori della sera
la luce fioca al gozzo
ridipinto l’inverno,
intenti a rimestare la minestra.
«UN’ESTATE FA»
Lo spazio privato di un’intesa
il tempo,
lo spazio che una carta
cada, un vetro si frantumi, un albero cresca,
un affresco
svanisca,
e come il solco ghiacciato della goccia resti
a metà
lungo il bicchiere:
cadere, ridere, rifare:
credere che sia un’estate fa.
FONTE: Paola Mastrocola, La felicità del galleggiante: poesie
1995-2009, Parma, U. Guanda, 2018



