PAOLA MASTROCOLA

19 Settembre 2026

Paola Mastrocola, nata a Torino nel 1956, ha sempre avuto una vita letteraria molto attiva; si ha l’impressione che questa scrittrice, poetessa, insegnante di Lettere non si fermi mai. Nel 2004 ha vinto il premio Campiello con il romanzo Una barca nel bosco. Tra gli altri suoi libri pubblicati da Guanda ci sono Palline di pane (2001) e La scuola raccontata al mio cane (2004). Degli anni ’70 è la prima raccolta di poesie dal titolo La fucina di quale dio, cui sono seguiti altre antologie poetiche e saggi. La felicità del galleggiante, uscito nel 2018 per Guanda, contiene molti dei temi cari alla Mastrocola: sono liriche d’amore, di meditazione e di nostalgia, un soffermarsi sul tema della vita e della sua fragilità. Importante è anche il rapporto con gli animali e la metafora che offre una chiave di lettura della realtà.

Nella «NOTA» che conclude La felicità del galleggiante, l’autrice osserva, tra le altre cose: «…..non scrivo quasi mai la data sulle poesie che scrivo. Così, quando dopo anni le sistemo in un libro, non ho più alcuna certezza né del tempo né… dell’occasione che le ha prodotte. E se anche trovo una data in margine, volutamente la ignoro: preferisco mescolare i fogli, secondo un ordine più misterioso».

«LA SCRITTURA È UNA TALPA SCURA»

La scrittura è una talpa scura,

l’animale senza gli occhi

che scava con le unghie il buio.

La scrittura è non avere paura

di ferire

gli altri,

di morire.

Stare seduti con la testa china,

la schiena che si curva

ad arco e sta.

Non fare movimenti, non vedere

città.

Avere l’aria assorta,

lo sguardo che non guarda,

la voce che non parla.

Abitare un’altra vita, storta,
senza pietà.

«TRA NOI SIMILI»

Eppure andiamo per una strada certa.

La biro in tasca, i versi ai bordi
del giornale quotidiano

in quest’aria da vacanza deserta.

Così ci salutiamo tra noi simili

 passeggiando per i borghi vecchi

 liguri;
e intorno un vortice di rami secchi

e foglie, ciottoli, granaglie

che rotolano a valle

laggiù dove dal muro

si vede tramontare.

«L’ANIMA FARFALLA»

C’è gente fortunata invece

a cui diventano leggeri i libri,

si sfaldano nell’aria insieme agli anni
chini,

lasciano l’anima farfalla,

sgroppata del suo bruco

come se nessuna
parola fosse stata.

«CARONTE BUONO»

Caronte buono, tienimi la mano. 

Dicono di te cose molto scure.

Io che invece so mi affido.

Per me viaggiare

 per mare

 è il piacere che s’avvera,

come trovare

una conchiglia rara

 intera.

Ti penso come i pescatori della sera

 la luce fioca al gozzo

 ridipinto l’inverno,

 intenti a rimestare la minestra.

«UN’ESTATE FA»

Lo spazio privato di un’intesa

il tempo,

lo spazio che una carta
cada, un vetro si frantumi, un albero cresca,

un affresco

svanisca,

e come il solco ghiacciato della goccia resti

a metà

lungo il bicchiere:

cadere, ridere, rifare:

credere che sia un’estate fa.


FONTE: Paola Mastrocola, La felicità del galleggiante: poesie
1995-2009,
Parma, U. Guanda, 2018

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