E’ un giorno lavorativo di febbraio come tanti altri.
All’avvocato Paltippi arriva una telefonata di un amico che chiede un appuntamento urgente per Anna e Marco.
E’ successa una disgrazia. Il loro piccolo Cesare nella notte è morto in ospedale.
Anna e Marco sono una giovane coppia conosciuta all’asilo, frequentato dalla loro figlia più grande, Sofia, di cinque anni.
Alle ore 18 della stessa sera l’avvocato Paltippi riceve Anna e Marco.
E’ un momento complicato, carico di emotività.
Anna e Marco raccontano cos’è successo.
Il giorno precedente il piccolo Cesare, di poco più di un anno, non stava molto bene dal mattino. Una situazione che sembrava come tante altre: un po’ di febbre, un po’ di irrequietezza, ma nulla di particolarmente grave.
Nel pomeriggio Anna riusciva a sentire telefonicamente il pediatra che prescriveva alcuni farmaci e consigliava di tenerlo monitorato.
Verso il tardo pomeriggio la febbre si alzava e Cesare piangeva con sempre più insistenza.
Cesare era comunque vitale.Tra un pianto e l’altro giocava, ma verso le 20, nonostante le medicine prese, non migliorava.
Anna e Marco hanno portato Sofia dai nonni e si sono recati al Pronto Soccorso con Cesare.
Il Pronto Soccorso in questo periodo invernale è particolarmente affollato.
Verso le 22 Cesare veniva visitato.
La giovane dottoressa di guardia al Pronto Soccorso pediatrico ha ritenuto che non vi fosse nulla di particolare e ha invitato i genitori a proseguire con i farmaci prescritti e a tornare a casa.
Il piccolo non sembrava dare segni di grande miglioramento, ma loro si sono fidati e sono tornati a casa.
Col passare del tempo, circa l’una di notte, il piccolo continuava a piangere disperato e i genitori preoccupati lo hanno riportato in Ospedale.
Circa le 2 di notte: la stessa dottoressa, un po’ piccata, ha risposto che tutto rientrava nella normalità e che non vi era necessità di fare ulteriori esami.
Sono le 3.30 il bimbo non sta bene, non piange neanche più e ha un aspetto sempre meno vitale. I genitori sono disperati, non si fidano più di quella dottoressa vogliono parlare con un altro medico che, richiamato in servizio, arriva sulle 4. Il medico più esperto capisce che il piccolo è gravissimo e, soprattutto, che non sono stati fatti gli accertamenti e le terapie dovute.
Quasi alle 5 Cesare smette di respirare a causa di un’infezione batterica.
L’avvocato Paltippi ha figli piccoli. Quelle due ore di racconto lo devastano dentro; sono due ore lunghissime, sofferte, ricche di emozioni reciproche e contrastanti.
Ma Anna e Marco non sono dall’avvocato per avere compassione. Sono dall’avvocato per essere consigliati e guidati sulle scelte da compiere in un momento così tragico.
Perché è successo tutto questo? Cesare poteva essere salvato? Qualcuno ha delle responsabilità dal punto di vista medico sanitario? Chi è responsabile? E’ un bene fare l’autopsia o no? Anna e Marco nonostante lo stordimento sono dall’avvocato Paltippi per dare un senso e una spiegazione a quanto è accaduto da meno di 24 ore: sono dall’avvocato perché vogliono avere giustizia ma anche per fare la cosa giusta.
L’avvocato Paltippi potrebbe fare esclusivamente i propri interessi e partire subito con decisione, avviando un contenzioso. D’altra parte, è una pratica complessa, di responsabilità medica, ma importante contro l’ospedale, l’Ausl, i medici, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista reputazionale e anche economico.
Oppure, dopo aver attentamente ascoltato, l’avvocato potrebbe cercare di spiegare i vari aspetti della vicenda, evidenziando sia le possibilità di azione e di successo, come anche i rischi e l’ulteriore coinvolgimento dei protagonisti in una situazione già dolorosa che potrebbe portare altra fatica e disperazione.
Anche solo assistere all’autopsia sul corpicino del proprio bimbo quanta angoscia può portare!
Alla fine Anna e Marco decidono unitamente all’avvocato Paltippi che la cosa migliore è accettare l’accaduto.
Per gli avvocati non è sempre facile consigliare di fare la cosa giusta!
p.s.
Dopo un anno giunge in studio all’Avv. Paltippi una lettera di Anna e Marco che lo ringraziano per averli guidati nella scelta più opportuna in un momento buio e pieno di dolore.
Enrico Maria Saviotti



