Cantare amantis est

3 Giugno 2026

Lunedì 1 e martedì 2 sono state le giornate che il Maestro Riccardo Muti ha dedicato alla seconda edizione di “Cantare amantis est”. Una  seconda edizione, ancora una volta a Pala De André, che per il secondo anno ha riunito circa 3500 coristi provenienti da varie regioni italiane. Cosa colpisce di più di questo master concentrato in due giornate? Il numero dei partecipanti, naturalmente, le età diverse che unisce piccolissimi a coristi che hanno superato gli anni 80, l’entusiasmo, l’attenzione e in momenti esplosivi applausi scroscianti che dimostrano la gioia, la gratitudine dei partecipanti verso il maestro Muti che sa interpretare il loro entusiasmo e sa indirizzare le loro voci che in due giorni si amalgamano e mettono in pratica i suggerimenti del Maestro. “Quando ripenso alla prima edizione di “Cantare amantis est”, alle oltre tremila voci che di fronte a me dopo poche semplici indicazioni hanno saputo trovare insieme un unico modo di sentire, amalgamando naturalmente il suono nell’attacco del “Va pensiero”, ricordo di aver vissuto una magia che ancora non riesco a spiegarmi”. Muti sottolinea come la partecipazione di un così grande numero di coristi dimostri la presenza nel nostro Paese di un humus fecondo, di una naturale disponibilità al canto corale. Infatti anche in chi non ha avuto la possibilità di approfondire studi musicali emerge il bisogno urgente di esprimersi con una certa nobiltà esecutiva, di cogliere e capire il fraseggio, un bisogno profondo al quale si è prestata sempre troppo poca attenzione anche  nell’educazione musicale a scuola. Muti ancora una volta torna a riflettere sulle parole di Sant’Agostino che danno il titolo al master “Cantare amantis est”, parole da un significato profondo e sottolinea come il cantare insieme, come il suonare insieme, è proprio di “colui che ama”, di chi coltiva il senso dell’amore, di chi si unisce nel segno superiore dell’armonia e della bellezza, perseguendo il bene comune. Questa seconda edizione è dedicata a Don Giovanni Minzoni il cappellano martire della violenza fascista morto nel 1923. “Faccio del bene ai cuori ed alle intelligenze,-diceva Don Minzoni- al popolano come al ricco, non per merito mio, ma per grazia divina; e se la mia missione è contrastata, allora fiero insorgo a protestare, poiché la Religione non ammette servilismi, ma il martirio…”. Così, fedele alle sue idee, il Maestro inizia lavorando al linguaggio universale della musica partendo dal primo brano in programma, l’Ave Verum Corpus di Mozart convinto, come ha detto, che “sarà una grande emozione sentire risuonare questo piccolo mottetto, concepito per un gruppo ristretto, da un coro tanto imponente: in fondo è una preghiera profondissima ed esprimerne il senso non dipende dal numero di esecutori”. Nelle sessioni di studio in cui si articola questa eccezionale “masterclass” si passa a “Casta diva”, dalla Norma di Bellini, banco di prova fondamentale da Muti affrontato per spiegare ed ottenere  quel “legato che è tipico della lingua italiana e della melodia che da essa scaturisce”, dimostrando con tanti esempi e ripetizioni come vanno legate le parole proprio tramite la musica. Lunghe osservazioni e sottolineature anche per la Messa da Requiem di Verdi, qui  interagisce con il soprano usando la sensibilità della cantante che raggiunge una incredibile proprietà espressiva seguendo le indicazioni del maestro. Infine il Prologo dal Mefistofele di Arrigo Boito. Un percorso che, sempre nelle parole di Muti, “dalla pagina più eterea, ispirata come dal cielo, si arriva a quella più sanguigna e piena di fervore e fuoco sacro”. La voce del soprano che si è unita al coro è quella di Maria Grazia Schiavo, al pianoforte Davide Cavalli, il flauto suonato da Isabella Lozzi. Due giornate che hanno ancora una volta mostrato la passione, il carisma del Maestro Muti e la sua soddisfazione, la sua gioia, quando ha potuto vedere come i suoi suggerimenti venivano compresi ed applicati. La sua sensibilità non è solo musicale e lo dimostra quando, nella parte conclusiva del concerto, ha voluto dedicare l’Ave Verum Corpus alle vittime del rogo di Crans-Montana, rivolgendosi al padre di Riccardo Minghetti,una delle numerose giovani vittime, presente in sala, che nel rogo ha perso la vita. La presenza, in una fase del master, del nostro Arcivescovo Monsignore Lorenzo Ghizzoni, ha sottolineato ulteriormente l’importanza di un Master che viene condotto solo a Ravenna.

Anna De Lutiis

CASTA DIVA

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