A Pallavicini22 le “Sedimentazioni liquide” di Paola Babini: quando la memoria diventa materia

12 Settembre 2026

Sabato 26 settembre inaugura a Ravenna la personale dell’artista Paola Babini, curata da Luca Maggio. Fotografie, pittura, plexiglass e immagini stratificate raccontano il rapporto tra natura, storia e tempo

La memoria non è mai completamente immobile. Si deposita, riaffiora, cambia forma e, a volte, si lascia attraversare dalla luce. È questo il territorio esplorato da Paola Babini nella personale “Sedimentazioni liquide”, curata da Luca Maggio, in programma negli spazi di Pallavicini22 Art Gallery, in viale Giorgio Pallavicini 22 a Ravenna.

L’inaugurazione si terrà sabato 26 settembre 2026 alle ore 18.30. La mostra sarà visitabile fino a sabato 3 ottobre, con ingresso libero, dal giovedì al sabato feriali dalle 17 alle 19, oppure su prenotazione scrivendo a pallavicini22.ravenna@gmail.com.

L’esposizione è promossa e organizzata da CARP Associazione di Promozione Sociale, Pallavicini22 Art Gallery e Archivio Collezione Ghigi-Pagnani. L’iniziativa è inserita nel programma della Farini Social Week 2026.

Un viaggio tra immagini, trasparenze e ricordi

Il lavoro di Paola Babini nasce da una pratica artistica che supera la pittura tradizionale. L’artista non utilizza il pennello come unico strumento, ma costruisce le proprie opere attraverso la sovrapposizione di fotografie, colori, carte, disegni, pellicole, pittura e supporti plastici.

A tenere insieme questi elementi è il tempo, inteso non soltanto come successione di momenti, ma come materia capace di depositarsi sulle cose e trasformarle.

Le immagini sembrano spesso ferme, sospese in una dimensione senza un prima e un dopo chiaramente riconoscibili. Eppure, osservandole, si percepisce un movimento sotterraneo: qualcosa si forma, si scava, ritorna in superficie. La memoria personale si intreccia così a quella collettiva, mentre la natura dialoga con la storia e con le tracce lasciate dall’uomo.

Le opere di Babini sono generalmente prive di presenze umane, ma raccontano comunque una forte presenza dell’umano. Questa emerge nei paesaggi, nelle architetture, nelle rovine, nei materiali e nei segni che l’artista raccoglie e ricompone.

“Il fascino della natura mi travolge – racconta Paola Babini – si fondono nella mia mente fluide atmosfere che si nutrono di colore e agganciano la memoria, le opere diventano luoghi dove natura e storia s’intrecciano”.

Il plexiglass come spazio della memoria

Uno degli elementi più riconoscibili della ricerca dell’artista è l’utilizzo del plexiglass, insieme a superfici specchianti e teche trasparenti.

Le immagini vengono racchiuse in vere e proprie scatole della memoria, contenitori che non si limitano a proteggere l’opera, ma diventano parte integrante del racconto. Fotografie di paesaggi si accostano a disegni di rovine e frammenti di architetture antiche, dando vita a composizioni nelle quali passato e presente finiscono per sovrapporsi.

La trasparenza del materiale moltiplica riflessi e rifrazioni cromatiche, creando un continuo alternarsi di pieni e vuoti, luce e ombra, colore e spazio. A seconda del punto di osservazione, le opere sembrano cambiare, restituendo immagini sempre parziali e mai completamente definitive.

I verdi dei campi e degli alberi, i gialli delle foglie cadute, la luminosità dell’acqua e i segni della storia si fondono in immagini rarefatte, quasi liquide. Sono frammenti di vissuto che sembrano muoversi all’interno delle superfici trasparenti, fino a rendere difficile distinguere ciò che appartiene alla realtà da ciò che è stato ricostruito dalla memoria.

Una ricerca tra natura e storia

“Sedimentazioni liquide” propone dunque un percorso nel quale la fotografia incontra il gesto pittorico e la materia, in una narrazione che parte dalla realtà circostante per trasformarla in una visione più intima e simbolica.

Il paesaggio non è mai soltanto paesaggio. È ricordo, esperienza, stratificazione, traccia emotiva. Le immagini raccolte durante i viaggi, gli elementi naturali e i riferimenti all’architettura antica vengono rielaborati fino a diventare una sorta di collage dell’anima, dove ogni frammento conserva qualcosa del proprio significato originario ma assume anche nuove possibilità.

Il risultato è un linguaggio denso di rimandi corporei, storici e metaforici, nel quale la quotidianità viene trasfigurata attraverso la materia, il colore e la luce.

L’artista

Paola Babini vive e lavora a Ravenna. Ha studiato pittura con il maestro Umberto Folli presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e, dalla fine degli anni Ottanta, ha esposto in numerose mostre personali e collettive.

Dal 2023 è direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna e docente di ruolo di Tecniche pittoriche all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

La mostra è accompagnata da un testo critico di Luca Maggio, mentre il progetto grafico è firmato da Roberto Morellini.

L’iniziativa gode del patrocinio dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale.

La realizzazione è sostenuta da SAGEM srl, Gruppo SAPIR e La BCC Ravennate Forlivese e Imolese. Media partner: RavennaEventi e PortoRavennaNews.

Informazioni

Paola Babini – “Sedimentazioni liquide” Dove: Pallavicini22 Art Gallery, viale Giorgio Pallavicini 22, Ravenna Inaugurazione: sabato 26 settembre 2026, ore 18.30 Periodo: dal 26 settembre al 3 ottobre 2026 Orari: dal giovedì al sabato feriali, dalle 17 alle 19 Su prenotazione: pallavicini22.ravenna@gmail.com Ingresso: libero

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